Il Centro Aiuto alla Vita, l’Associazione Scienza e Vita di Siena, l’Ordine Francescano Secolare e la Gioventù Francescana di Siena organizzano per sabato 10 gennaio 2009 alle ore 21,15 una veglia di riflessione e preghiera per Eluana Englaro, la giovane condannata da una iniqua sentenza alla morte per fame e sete. La veglia si terrà presso la chiesa della parrocchia di Maria Santissima Immacolata a Poggio al Vento, in Strada dei Cappuccini a Siena, e sarà introdotta da una riflessione dell’Arcivescovo di Siena monsignor Antonio Buoncristiani.
mercoledì 7 gennaio 2009
sabato 3 gennaio 2009
Malata di tumore scrive a Napolitano: "Aiutatemi o fatemi morire"
Pubblico la parziale trascrizione fatta da www.abruzzoblog.com dell'intervista rilasciata dalla Signora Angela S., 58 anni di Castel di Sangro, alla web tv locale Abruzzolive (www.abruzzolive.tv).
"Sono malata di tumore, non so come tirare avanti. Sono una cittadina italiana: le istituzioni mi restituiscano dignità e diritti e mi diano la possibilita' di curarmi. Per questo mi rivolgo al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Altrimenti mi aiutino a trovare una 'morte dolce', con l'eutanasia, anche all'estero, perche' non si puo' morire ogni giorno, di stenti e nella dignità". E' l'appello disperato di Angela S. sulla web tv abruzzolive.tv. La donna, 58 anni, di Castel di Sangro, in un'intervista alla web tv parla della propria malattia - scoperta nei mesi scorsi e per la quale si è operata e sottoposta a chemioterapia - e dei 250 euro al mese con i quali è costretta a vivere.
"100 li mando a mia figlia - dice - che sta studiando all'università, quel che rimane mi deve bastare. Dopo l'aggravamento ho chiesto alla Asl l'indennita' di accompagnamento perche' debbo pagare una persona per l'assistenza, ma mi e' stato negato e fino ad oggi non conosco le ragioni di questa decisione. Non so come continuare, perciò chiedo l'eutanasia. Tutto e' meglio dell'abbandono". "Lei è cattolica?", chiede il cronista. "Sì, sono cattolica convinta". "E allora come puo' chiedere l'eutanasia?".
"Si può - risponde Angela Scalzitti - E' facile se sei costretta a chiedere l'elemosina per vivere, se sei costretta a morire di freddo e di fame, a dire a tua figlia di non tornare a casa perche' non hai da darle da mangiare". Quindi l'appello al presidente Napolitano. "I Natali - conclude la donna - sono banali, ingiusti. Il Natale lo dovrebbero fare tutti, ma non mangiando, bevendo e urlando per strada, bensì stando vicino a quanti hanno bisogno. E le istituzioni facciano il loro dovere".
Il caso sembra abbastanza scandaloso, e sembra ancora una volta chiamare in causa uno Stato debolissimo. Lo Stato è debole ovunque, nella lotta alla criminalità come in quella alla corruzione, ma è soprattutto in casi come questi che si misurano sulla pelle delle gente la sorprendente inefficienza, la malfidata burocrazia, il disinteresse totale delle amministrazioni (dal massimo al minimo grado).
Ma non voglio fare troppa retorica, forse mancano ancora troppe informazioni in questa storia per tracciare un giudizio definitivo su fatti e persone. Queste poche righe sono dunque solo frutto di impressioni (forse più che fondate?), dunque, per adesso è meglio sospendere il giudizio.
Una cosa la possiamo però prendere per certa, è la sincerità delle parole della signora, che ci richiamano ad una verità assoluta, quasi sempre colpevolmente ignorata: spesso chi chiede di morire lo fa per la profonda solitudine. E' la solitudine, l'indigenza, la mancanza di sostegno economico e morale che uccidono lentamente queste persone, ancora prima della malattia, ancora prima del pensiero comprensibilissimo di farla finita. Sono i sani che uccidono i malati, stampiamocelo bene in mente: la nostra indifferenza, il nostro rifiuto di com-patire, di portare anche solo un millesimo del loro peso. E' il nostro benessere a tutti i costi, il nostro rifiuto del dolore, la nostra ideologia della Salute, la nostra religione della Perfezione fisica.
Ma c'è chi questo lo ignora, c'è chi pensa che questa storia non serva per guardarci dentro, non sia l'occasione per capire finalmente che quelli che chiamiamo i mali della società, dello Stato, del fantomatico sistema paese, sono in verità i nostri mali. C'è chi pensa che questa sia una delle tante storie da cavalcare, uno dei tanti fiumi da far sfociare nel mare magnum dell'ideologia, della propaganda, della verità relativa e multiuso.
Leggetevi Repubblica.it, che dopo un'onesta cronaca della vicenda (link), ci rifila l'ennesimo santino di Santa Ideologia made in Miriam Mafai (link), poco dopo l'ennesima dimostrazione pratica che non esiste altra soluzione che la panacea del duemila, quella benedetta eutansia, che eliminerebbe non pochi problemi (link). Scusi signora Angela è colpa nostra, siamo così insensibili che non vogliamo ucciderla. Si perchè la vera questione non è aiutare la signora a curarsi e a vivere dignitosamente, il vero problema è farla fuori. E' sacrosanto: nel 2009 non vogliamo più vedere storie come queste. Basta poco per eliminarle: ridurre i protagonisti alla disperazione totale, finchè, persa ogni speranza, chiedono di morire.
La signora chiede assistenza, cura, sostegno? Macchè, meglio una soluzione definitiva e senza impegno: eutanasia! ...e aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto della grande consolatrice...la grande consolatrice...
Carissima mia Repubblica, se il buon giorno si vede dal mattino...Buon Anno!
Andrea
Questo è il servizio del Tg di La7.
Il video dell'intervista completa lo trovate su www.abruzzolive.tv Sezione Cronaca - Video datato 31 dic 2008.
venerdì 2 gennaio 2009
Tanti auguri di Buon Anno!
Ripensando a quello che abbiamo fatto quest'anno, non posso dimenticare l'incontro di Firenze dello scorso marzo che ha visto la partecipazione di oltre 300 giovani dalla Toscana e da tutta Italia, e la presenza di importanti ospiti che hanno pronunciato parole significative. Ma non è questo che deve renderci felici, è una cosa che probabilmente appartiene al passato, e anche se allora è nato qualcosa di importante per molti di noi, di essa resteranno foto, ricordi, appunti. Dobbiamo essere felici per quello che faticosamete facciamo ogni giorno, felici per i princìpi e i valori ai quali con speranza e sofferenza cerchiamo quotidianamente di far aderire la nostra vita. L'incontro di Firenze è stata solo una tappa lungo questo percorso.
Non la voglio fare tanto lunga, ma è importante sottolineare questo: il nostro impegno per la vita non si misura con la quantità dei soldi raccolti, contando le persone che hanno partecipato ai nostri incontri oppure soppesando vittorie e sconfitte "politiche". Tutto questo conta fino ad un certo punto. Oggi e sempre conterà quanto siamo stati e saremo segni, testimoni, annunciatori dei nostri valori nel nostro quotidiano. L'augurio dunque che mi sento di fare a tutti voi è proprio questo: siate testimoni di quello in cui credete.
Auguri di Buon Anno!
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A questo proposito mi fa piacere pubblicare un pensiero che un ragazzo, Lorenzo, ci ha mandato per questo Natale. Tutti sappiamo che il nostro movimento è laico, perchè laico e universale è il valore stesso della vita, ma non per questo ciascuno deve rinunciare al contributo fondamentale della fede. Per questo pubblico volentieri questa riflessione, interessante anche per chi non crede.
“Anche Giuseppe che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazareth e dalla Galilea salì in Giudea alla citta di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme a Maria sua sposa, che era incinta. Ora mentre si trovava in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto... “. Con queste parole l'Evangelista Luca descrive la nascita di Gesù. Fa riflettere sia i credenti che i non credenti il grande amore di Dio, che ha voluto mandare il suo Figlio nel mondo facendolo nascere bambino, in una famiglia fondata sull'amore sponsale tra Maria e Giuseppe. Quest'anno durante i mesi estivi sono stato in pellegrinaggio in Terra Santa, e a Betlemme un vecchio frate francescano, disse una frase che mi ha molto colpito: “ Natale è tutti i giorni in cui nasce un bambino, solo che nell'occidente ricco si preferisce festeggiare il giorno della strage degli innocenti”. Il luogo in cui era stata pronunciata ovviamente la rendeva ancor piu amara e triste. Per questo motivo voglio provare a fare un esperimento paradossale, eliminando ogni aspetto dolce e romantico del Natale, la luce di Gesù bambino che splende nei nostri presepi, e pensando alla nascita di Gesù oggi, nel 2008. Gesù Bambino troverebbe la stessa gioia dei pastori di 2008 anni fa? Nessuno sicuramente si scandalizzerebbe se Giuseppe lasciasse Maria, dopo avere saputo che era in stato interessante, nessuno protesterebbe se Maria non volesse portare a compimento la gravidanza (in fondo è un suo diritto interromperla), infine, magari, Maria e Giuseppe potevano anche evitare di sposarsi, tanto basta la convivenza! Natale è la festa in cui si celebra la vita e l'ambiente dove si sviluppa e cresce: la famiglia “cellula fondamentale della società “ come recita la Costituzione della Repubblica Italiana. Ma tutto questo viene continuamente minacciato e colpito in una società che non vuole e non riesce a difendere la sacralità della vita. Alla radice di tutto questo si trova l'affermazione di due concetti: la relativizzazione di tutti i valori della società, che si riducono a pure convizioni individuali, e l'affermazione che la vita non è un valore disponibile, ma è soggetta al volere dell'uomo e come tale, può essere trattata come una cosa qualsiasi. Non servono molte altre spiegazioni per descrivere il trionfo dell'individualismo e del relativismo, al quale purtroppo stiamo assistendo. L'augurio più bello che sento di fare a tutti, per questo tempo di Natale, è dunque quello di riscoprire l'autenticità di questa festa. Cristo scende sulla terra per incontrare l'uomo e da quest'incontro nasce la fede dei cristiani. Un incontro che nella vita di ciascuno ha un carattere personale, ma la cui forza non può rimanere un fatto privato: i suoi frutti devono manifestarsi pubblicamente, aprirsi al mondo e produrre altri frutti. Per questo è difficile comprendere tanti di noi che a proposito di aborto, eutanasia e tanto altro, pronunciano la fatidica frase “io non lo farei, ma non me la sento di proibirlo”. Se Cristo è Via, Verità e Vita, e davvero lo crediamo, che senso hanno certe professioni di cauto relativismo, di ambiguo individualismo? Se crediamo nei valori della vita e della famiglia, professiamoli, e non riduciamo la fede ad un fatto solamente privato.Il senso del Natale per me è anche questo: Cristo scende sulla terra e lo fa per tutti, indistintamente, anche per chi non crede, e chiede ha chi lo ha già incontrato di annunciarlo a tutti. Non è contemplata la possibilità “io ci credo, ma tu credi in quello che vuoi”; il dovere è quello di annunciare, senza costringere ovviamente, ognuno faccia poi liberamente le sue scelte. Auguri.