venerdì 28 novembre 2008

Unitalsi. Conclusione dell'Anno Giubilare di Lourdes

Cari amici,

vi inoltriamo l'invito da parte del Gruppo Unitalsi della Parrocchia dell'Immacolata a Montughi, a partecipare alle iniziative per la chiusura dell'Anno Giubilare di Lourdes. Mi permetto una brevissima riflessione. In un contesto come il nostro, dove la sofferenza e la malattia sono viste troppo spesso come una vergogna e un'ostacolo insuperabili e insensati, l'esperienza di Lourdes ci insegna che la speranza e la fiducia nella Vita vincono su tutto.

Immagine- Giovedì 4 dicembre, ore 21.00. Proiezione del video Bambini di pace sul pellegrinaggio nazionale dei bambini a Lourdes svoltosi lo scorso giugno.

- Domenica 7 e lunedi 8 dicembre. Apertura della mostra fotografica Ricordi di Lourdes. Ore 9.00 - 13,00 e 15,30 - 20,00.

Le attivita si svolgeranno nei locali della Casa parrocchiale dell'Immacolata a Montughi, in via Fabbroni 21 (per chi proviene dalla stazione prendere l'autobus n.4 direzione via dei Cappuccini e scendere alla prima fermata di Via Fabbroni).

domenica 23 novembre 2008

Insieme accanto ad Eluana, riflettendo sulla vicenda che sta scuotendo le coscienze di tutti

RIFLESSIONE DI MONS. BETORI

Rosario per la vita - Veglia di preghiera per Eluana Englaro

20 novembre 2008, Basilica della SS.ma Annunziata, Firenze

La forma popolare che abbiamo voluto dare a questo nostro momento di preghiera, quella tradizionale del Santo Rosario, è la veste più appropriata per i contenuti della nostra riflessione e della nostra implorazione, in quanto si tratta di contenuti altrettanto radicati nel profondo della coscienza del nostro popolo. Oggi infatti ci siamo riuniti, attorno alla Madre di Dio e Madre nostra, per ribadire la profonda convinzione, di fede e di ragione, che la vita umana è un bene inalienabile e indisponibile, e questa è la necessaria conseguenza del valore primario che è la vita per l’uomo e della dignità che va riconosciuta a ogni persona umana.

Lo facciamo con riferimento alla tragica vicenda di una giovane donna di Lecco, che dopo un incidente stradale vive da sedici anni in uno “stato vegetativo”, a cui la vita rischia di essere sottratta per volontà di una sentenza. Pur toccati, commossi e rispettosi per la drammatica condizione che ha colpito la vita di Eluana e, di riverbero, quella dei suoi familiari, mentre condividiamo la tristezza di quanti le sono vicini con affetto, non possiamo far tacere la nostra intelligenza e la nostra coscienza. Da esse ci proviene la forza suadente che ci fa ripetere: No! Non è ragionevole che la vita che palpita in questa giovane sia spezzata per mano d’uomo.

Non è ragionevole che accada questo, anzitutto perché Eluana è una di noi: non è qualcuno con una esistenza e dignità inferiore a quella umana, a quella di ogni altra donna che abita questa terra. La sua particolare condizione neurologica non le consente di comunicare sensibilmente con chi le è accanto e di compiere autonomamente dei gesti, ma essa è viva e partecipa della nostra stessa vita. Il rispetto, l’attenzione e l’amore alla vita dell’uomo non può conoscere eccezioni. Se così fosse, si aprirebbe la strada alla più iniqua forma di discriminazione, quella basata sulla condizione psicofisica e sulle capacità della persona.

Non convince neppure l’insinuazione che sul corpo di questa giovane si stia praticando una sorta di “accanimento terapeutico”. Lo escludono non solo la discrezione e la venerazione di cui essa è circondata, ma la stessa scienza medica, nella misura in cui riconosce unanimemente che non vi è terapia per lo “stato vegetativo”, ma solo la possibilità di praticare cure volte a sostenere la fisiologia del corpo, fornendo a esso anzitutto acqua e sostanze nutritive che questi pazienti non sono in grado di assumere con l’alimentazione orale.

Infine, è estraneo alla retta ragione il tentativo di giustificare la morte per interruzione delle cure minime essenziali attraverso il ricorso a una presunta e remota volontà della paziente di porre fine anzitempo ai giorni della propria vita. Quante volte, in un momento di paura, di smarrimento o di disperazione, a una persona è accaduto di desiderare o invocare la morte? Ma un’espressione di sconforto o di disagio non dà a nessuno l’impensabile diritto di togliersi la vita o di chiedere che qualcuno ci privi di essa e ancora meno che qualcuno tragga al posto nostro decisioni in tal senso.

La vita di Eluana è un bene, un bene prezioso che Dio le ha donato e di cui tutti noi siamo partecipi, perché della stessa vita noi viviamo. Un bene che siamo chiamati ad amare, custodire e valorizzare contro ogni tentativo di strumentalizzazione o di squalificazione.

Su queste elementari verità vogliamo riflettere, e lo facciamo anzitutto in nome della fede nel Dio della vita. Egli infatti, come ci dice Gesù, «non è il Dio dei morti, ma dei viventi!» (Mt 22,32) e vuole la vita di tutte le sue creature. È lui che ce la dona e che ci invita a custodirla, quella nostra e quella degli altri, come emerge fin dalle prime pagine della Genesi, con la domanda che ci interroga sempre e tutti: «Dov’è Abele, tuo fratello?» (Gen 4,9). A noi il compito di custodirla, perché questa vita possa essere accolta dal Padre comune al termine del cammino nel tempo, così che egli possa trasformarla in una vita senza fine. In tale prospettiva, la vita temporale e quella eterna non si oppongono, ma la seconda si presenta coma una trasfigurazione della prima, che in essa raggiunge la pienezza.

Proprio perché dono di Dio e perché destinata all’incontro definitivo con lui – un dono che deve essere a lui riconsegnato –, la nostra vita non ci appartiene, non è a nostra disposizione, né può esserlo quella di un altro, di un nostro fratello. L’unico modo con cui possiamo, per dir così, disporne è quello di donarla agli altri, secondo quella logica del servizio e del dono di sé di cui Gesù sulla croce ci offre il modello e il fondamento. Questo perché il dono di sé costituisce un’anticipazione e un ingresso in quella dimensione divina dell’amore che è il volto che assume la vita dell’uomo nel mistero eterno di Dio Amore.

Solo in questo senso e in questa scelta d’amore la vita nel tempo può essere considerata un bene relativo. Relativo per l’appunto alla vita eterna; e solo in questa prospettiva e non rispetto ad altri beni può diventare strumento di un bene più alto, che è Dio stesso. Non può essere invece considerata un bene relativo rispetto ad altri beni umani, di cui costituisce al contrario il fondamento, perché non ci può essere alcun bene per l’uomo se egli anzitutto non è un essere vivente. Tanto meno si può pensare di creare delle gradualità all’interno della vita, per cui, in specie nei suoi momenti iniziali e finali, essa possa essere considerata in alcune condizioni meno degna, e al limite un bene disponibile e quindi anche sopprimibile.

Ne va della dignità dell’uomo come essere personale, principio primo della convivenza umana e del quadro giuridico dei diritti umani che regge la nostra civiltà. La riflessione, a questo punto, dal campo della fede, si sposta a quello della ragione e si impone alla considerazione di credenti e non credenti. Ci sono state epoche e culture che hanno potuto pensare che la presenza o l’assenza di una o l’altra qualità, fisica o morale, potesse segnare un confine tra ciò che umano era e ciò che non poteva esserlo. In questa ottica venivano giustificati la schiavitù, l’infanticidio, l’emarginazione o la soppressione dei malati mentali, ecc. Oggi consideriamo istintivamente tutto ciò espressione di barbarie o di una compressione dei diritti umani che non vorremmo rieditare. Eppure proprio questa sembra essere la deriva verso cui ci stiamo incamminando, distruggendo a colpi di sentenze un quadro giuridico che finora ci ha salvaguardati dal conflitto degli interessi contrapposti e dalla babele dei desideri incontrollati.

La chiarezza e la incontrovertibilità di queste convinzioni non ci rende ovviamente estranei alla sofferenza in cui piombano persone e famiglie quando sprofondano nel vortice del dolore inconcepibile e straziante. Ma siamo convinti che la risposta alla sofferenza stia nel farsi «custode», secondo la parola della Genesi (Gen 4,9), cioè nel prendersi cura, nel condividere il peso della tragedia, nell’accompagnare e sorreggere in un cammino spesso oscuro. Questo la Chiesa ha sempre fatto nei momenti più luminosi della sua storia, e questo ha seminato come sorgente di animazione di una società che fosse più attenta alle fragilità. La Chiesa lo fa con i gesti della carità, ma lo fa anche e soprattutto mettendo in campo la risorsa più efficace che ha in suo possesso, vale a dire la preghiera, il dialogo d’amore con il Padre di tutti.

Lo abbiamo voluto fare anche noi questa sera, mettendo nelle mani di Dio Padre, per la mediazione di Maria, la vita di Eluana Englaro, perché si trovi la strada per rispettarla e affidarla al suo naturale compimento, senza esercitare alcuna violenza su di essa. Nelle mani del Signore poniamo anche la sua famiglia, quella naturale, straziata dal dolore, e quella che potremmo definire acquisita, formata dalle religiose che l’hanno accudita per tutti questi lunghi anni. La preghiera vuole chiedere al Signore di illuminare menti e cuori di quanti devono prendere decisioni che potrebbero essere di incalcolabile portata non solo sulla vita di Eluana ma anche sul futuro della nostra società. Vogliamo portare accanto al cuore del Signore anche la vita di tanti altri malati e delle loro famiglie, che vivono la medesima sofferenza o soffrono per situazioni analoghe, magari scarsamente sostenuti dalla società e dalla carità dei fratelli. Al Signore chiediamo, infine, che il nostro popolo non perda mai i riferimenti di fondo della sua civiltà, che dal rispetto della persona umana trae alimento essenziale per custodire e promuovere per tutti una vita buona.

Interceda per noi la Beata Vergine Maria Annunziata, che nel sì alla vita del suo Figlio Gesù dette inizio alla salvezza dell’intero genere umano. Amen.

+ Giuseppe Betori - Arcivescovo di Firenze

 

 

La riflessione di uno di noi

Con la sentenza della Corte di Cassazione sembra si stia concludendo la triste vicenda di Eluana Englaro. Prima di affrontare questo argomento cosi delicato, occorre avere rispetto e sentimenti di vera pietà nei confronti di Eluana e per i suoi genitori che vivono una situazione cosi tragica e dolorosa, ma nello stesso tempo essere fermi a condannare qualsiasi atteggiamento che è contrario alla dignità stessa della persona umana. La difesa del concetto della persona umana non è solamente dettata dall'adesione a valori confessionali (opinabili per chi non è credente), ma soprattutto ai valori fondamentali e laici su cui si fonda la stessa società umana. Per questo Mons. Fisichiella ha commentato: “bisogna avere rispetto per la decisione per la sentenza della Corte di Cassazione, però dopo questa sentenza assistiamo all'imbarbarimento del diritto”. E, verrebbe da aggiungere, si assiste al paradosso che in sede internazionale l'Italia è stata una delle promotrici della moratoria  per l'abolizione della pena di morte, mentre i suoi magistrati stabiliscono che una cittadina italiana vada incontro ad una morte atroce con il distacco dei sondini dell'alimentazione.

Ma questa sentenza ha anche altre conseguenze: per la prima volta si “applica” una norma non codificata nella legislatura italiana e, oltretutto, si sono considerate come prove valide, testimonianze frammentarie e opinabili, che probabilmente in una causa patrimoniale sarebbero state rigettate. Inoltre, come hanno affermato alcuni costituzionalisti, assistiamo ad un sovvertimento dell'ordinamento costituzionale, poiché per la prima volta in una situazione di vacanza normativa la magistratura non rimanda la questione al potere legislativo, cioè al parlamento, ma in nome dell'eccezionalità e singolarità del caso decide, sostituendosi al parlamento stesso.

Vanno poi considerati gli aspetti etici e morali, non ultimo quello che riguarda la missione dei medici, i quali, sulla base del giuramento di Ippocrate, da più di 2000 anni si impegnano a curare fino alla fine i loro pazienti, senza somministrare ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerendo un tale consiglio. Occorre precisare poi che i medici che seguono Eluana non praticano nessun tipo di accanimento terapeutico nei suoi confronti ma si limitano solamene a nutrirla e ad aiutarla a respirare.

Sullo sfondo di queste considerazioni, emergono pericolosi interrogativi e minacciose derive, riguardo il concetto di dignità della persona umana. Esistono dunque individui che si possono considerare persone e come tali essere tutelati e garantiti, e altri che hanno invece perso questa prerogativa? Coloro che presentano rilevanti mancanze mentali o si trovano in situazione di coma si possono considerare persone? Il bambino nato prematuro si può considerare persona? L'embrione si può considerare persona?

Siamo sicuri che i protagonisti di questa triste vicenda sono alieni da qualsiasi retropensiero, ma il timore è che siano stati fatti strumento inconsapevole di forti spinte eugenetiche, che fanno leva sulla pietà e sui sentimenti sinceri per imporre una concezione utilitaristica della vita, in cui ci sia posto soltanto per chi è perfetto e non costituisce “un problema”. Occorre perciò riaffermare ancora la centralità della vita umana, che inizia con il concepimento e finisce con la morte naturale, e nessun soggetto, neppure lo Stato stesso, può stabilire quando una vita può terminare, quando non è più degna di essere vissuta. Questa è la prospettiva su cui impostare un dibattito serio e riempire magari questo vuoto normativo attraverso una legge sul testamento biologico, che tuttavia si fondi sulla centralità della vita, senza prestarsi a più o meno sottese derive verso l'eutanasia.

Lorenzo C.

mercoledì 19 novembre 2008

Veglia di preghiera per Eluana

Carissimi tutti,
Giovedì 20 Novembre, alle ore 21:00, presso la chiesa della Santissima Annunziata ci sarà una veglia di preghiera per Eluana Englaro, con il nostro Vescovo Monsignor Giuseppe Betori e il vescovo-ausiliare Claudio Maniago.
L'invito da noi proposto, come Movimento per la Vita, da trent'anni impegnato nella difesa della vita dal concepimento alla MORTE NATURALE, è di partecipare numerosi e di diffondere la notizia il più possibile.
Per coloro di noi che credono nella forza della preghiera è questa una occasione di estrema importanza... Non solo perchè è in gioco ancora una volta la dignità della persona, ma anche perchè, come ha scritto CARLO CASINI nel suo ultimo libro: "ELUANA E' TUTTI NOI"....ed è proprio così!Abbiamo solo due giorni... DIAMOCI DA FARE!!
MpV toscana giovani

Di seguito alleghiamo il testo dell' appello di Magdi Cristiano Allam per adottare a distanza Eluana:

"Cari Amici,
Lancio un appello urgente e forte a mobilitarci per difendere il diritto alla vita di Eluana Englaro, affinché trionfi il valore insopprimibile della sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale quale fondamento della nostra umanità e della nostra civiltà. Mobilitiamoci testimoniando con la parola la nostra strenua condanna dei boia del relativismo etico che violano incontestabilmente il valore insopprimibile della sacralità della vita, che si sono arbitrariamente auto-attribuiti il diritto di sentenziare che Eluana non debba più continuare a vivere, che Eluana debba essere uccisa cessando di nutrirla. Mobilitiamoci contro questa deriva etica, giuridica e politica che vorrebbe “cosificare” la vita umana, con il tragico risultato che oggi i nostri figli immaginano, come è avvenuto per dei quattordicenni siciliani che non si sono fatti scrupoli ad assassinare una loro coetanea dopo averla stuprata e messa incinta, che la vita umana possa essere impunemente usata, violata e buttata. Mobilitiamoci affinché Eluana possa restare in vita presso le suore Misericordine che da 14 anni l’accudiscono amorevolmente nella casa di cura “Monsignor Luigi Talamoni” a Lecco, che hanno detto: “Per noi Eluana è una persona e viene trattata come tale. E’ una ragazza bellissima. Vorremmo dire al signor Englaro (il padre) che se davvero la considera morta di lasciarla qui da noi. E’ parte della nostra famiglia”. Mobilitiamoci sostenendo a viva voce che anche per noi Eluana è una persona che ha diritto alla vita e anche per noi Eluana è parte della nostra famiglia. Promuoviamo un’adozione a distanza di Eluana che sia tale innanzitutto nei nostri cuori e che possa, se necessario, trasformarsi in un impegno concreto al fianco delle suore Misericordine che attestano con la loro testimonianza d’amore e di vita l’autentico messaggio di Gesù, che trova piena corrispondenza nei valori assoluti e universali che sostanziano l’essenza della nostra umanità. Vi esorto a far pervenire a questo sito la vostra adesione a questo appello, indicando il vostro nome e cognome, la vostra e-mail e la motivazione per la quale aderite all’appello. Cari Amici, secondo la testimonianza, pubblicata oggi su Il Foglio, di Marco Barbieri che ha incontrato Eluana cinque anni fa, la ragazza ogni mattina apre gli occhi e alla sera li richiude. Non è attaccata a nessun tipo di macchinario che ne favorisca la respirazione, non assume alcun farmaco, l'unico elemento esterno che le consente di vivere è il sondino che scende in fondo al suo stomaco e la nutre. I medici lo definiscono uno stato vegetativo permanente, ma Barbieri ricorda che "la letteratura clinica è ricca di casi di uomini e donne che dopo periodi di coma come Eluana si sono risvegliati" anche se non è dato sapere come e quando. Di fatto il coma permanente è ben diverso dal coma irreversibile. Tanto che, come si legge a pagina 6 de Il Giornale, le suore che la accudiscono non sospenderanno mai l'alimentazione, come conferma la responsabile della clinica suor Albina Corti: "Per ora non ci hanno ancora comunicato nulla. Non sospenderemo mai l'alimentazione. Nel caso, venga il padre a prenderla: fino ad allora la ragazza starà qui. Anche se vorremmo dire al signor Englaro che se davvero la considera morta di lasciarla qui da noi. E' parte anche della nostra famiglia. Per noi è una persona e viene trattata come tale. E' una ragazza bellissima. Qualche volta se le parla suor Rosangela muove gli occhi". Cari Amici, è per queste ragioni che vi chiedo ancora di sottoscrivere l'appello. Cari Amici, andiamo avanti insieme da Protagonisti per l’Italia dei diritti e dei doveri, del bene comune e dell’interesse nazionale, promuovendo un Movimento della Verità, della Vita e della Libertà, per una riforma etica dell’informazione, della società, dell’economia, della cultura e della politica, con i miei migliori auguri di successo e di ogni bene".

Qui si può aderire: