lunedì 31 agosto 2009

CORSO DI APPROFONDIMENTO “Cosa significa fine vita”

 

Carissimi,

ho il piacere di presentarvi la prossima iniziativa organizzata dal nostro gruppo giovani del Movimento per la Vita, insieme al Movimento per la Vita di Firenze, a Federvita Toscana, a Scienza&Vita di Firenze e al Forum toscano delle Associazioni familiari.

Si tratta di un Corso di approfondimento sul tema del “fine vita” dal titolo Cosa significa fine vita. Per conoscere e capire una questione complessa. Come avrete letto e sentito il Movimento per la Vita aderisce al Manifesto “Liberi per Vivere” (sito) presentato nella primavera scorsa da Scienza&vita, dal Forum delle associazioni familiari e da Retinopera: esso si fonda sulla certezza che la vera libertà per tutti, credenti e non credenti, è quella di scegliere a favore della vita, perché solo così è possibile costruire il vero bene delle persone e della società. La nostra iniziativa si inserisce a pieno titolo tra i numerosi eventi (clicca qui per conoscere i principali) che si stanno svolgendo in tutta Italia sulla scia di questo Manifesto.

Siete tutti caldamente invitati a partecipare!

 

Sito dedicato all’eventowww.finevita.blogspot.com

Iscrizioni onlineclicca qui

 

 

cosa significa fine vita

corso di approfondimento

SABATO 10 OTTOBRE  - Gli aspetti medici

Dr. Angelo Passaleva

15-17        Intervento (gli argomenti saranno specificati non appena possibile)

17-17.15    Pausa

17.15-18.30    Domande e dibattito

SABATO 24 OTTOBRE - Gli aspetti bioetici

Padre Maurizio Faggioni

15-17        Intervento (gli argomenti saranno specificati non appena possibile)

17-17.15    Pausa

17.15-18.30    Domande e dibattito

SABATO 7 NOVEMBRE - Gli aspetti giuridici

Avv. Diego Cremona

15-17        Intervento (gli argomenti saranno specificati non appena possibile)

17-17.15    Pausa

17.15-18.30    Domande e dibattito

SABATO 14 NOVEMBRE - Gli aspetti mediatici

On. Carlo Casini – Umberto Folena

9-10           Umberto Folena, Eccezioni e regole della comunicazione di massa
10-11          Lavori di gruppo - Parlando il linguaggio dei media
11-12.30      Umberto Folena, Come difendersi dai luoghi comuni sul fine vita

12.30-14.30    Pausa pranzo

14.30-15.30    Umberto Folena intervista Carlo Casini
15.30-16        On. Carlo Casini – Conclusioni

lunedì 20 luglio 2009

"L'uomo indesiderato": Renzo Puccetti smaschera tutte le bugie degli abortisti

Care amiche e amici,

Approfittiamo per consigliarvi un ottimo libro, scritto dal dottor Renzo Puccetti, medico-chirurgo, specialista in medicina Interna a Pisa, con la prefazione del nostro presidente Carlo Casini. Qui di seguito trovate la recensione fatta dal sociologo, storico nonché scrittore Massimo Introvigne, fondatore e direttore del CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni).

Buona lettura


“Ho conosciu6570_1184162407404_1328554353_30514595_8087649_nto una ragazza che aveva abortito in una clinica nella zona di Regent’s Park, dove mentre abortisci ti portano fiori e champagne. Quella ragazza era stata trattata da regina tanto da uscirsene dicendo: ‘Quando potrò averne un altro?’”. Così scriveva nel 2006 sul “Guardian” una femminista storica, Mary Kelly: un segno della noncuranza con cui ormai si trattano – e non solo a Londra – le vite umane uccise con l’aborto. Lo si apprende (a p. 58) leggendo il libro di Renzo Puccetti, medico specializzato in Medicina Interna impegnato nell’associazione Scienza & Vita, pubblicato dalla Società Editrice Fiorentina (Firenze 2008) con il titolo “L’uomo indesiderato. Dalla pillola di Pincus alla RU 486”.
Per fortuna i sostenitori della vita hanno a disposizione sull’aborto e la contraccezione una letteratura ormai importante anche in lingua italiana, non solo dal punto di vista etico ma anche da quello medico. Tuttavia, se dovessi raccomandare un singolo libro che spieghi perché gli argomenti degli abortisti e dei sostenitori della contraccezione sono quasi sempre falsi sul piano dei fatti prima ancora che dei principi, consiglierei di leggere proprio questo. Hanno ragione Carlo Casini e Maria Luisa Di Pietro, che firmano rispettivamente la prefazione e la presentazione: ponendosi sul piano del rigore scientifico, il testo non è sempre facilissimo, e il lettore deve sopportare anche qualche formula matematica. Ma l’autore, medico, dimostra una straordinaria sensibilità nel campo della sociologia, quello dove – come insegna nelle sue lezioni il mio maestro e amico Rodney Stark – “chi non conta non conta”, cioè chi non è capace di far di conto leggendo le statistiche diventa poi irrilevante quando espone le sue conclusioni.
Inesorabilmente, Puccetti invece conta, e smentisce laicamente – con il semplice richiamo ai dati e ai fatti – tutta una serie di miti abortisti. L’aborto, si dice anzitutto, è cosa sostanzialmente diversa dall’infanticidio per cui non si dovrebbero usare parole politicamente scorrette come “uccidere”. Falso, risponde Puccetti citando affermazioni d’illustri sostenitori dell’aborto che chiedono anche l’infanticidio legale per chi nasce malformato. “Possiamo abortire se ci sono serie anomalie fetali fino al termine della gravidanza – si lamenta il professor John Harris, che insegna bioetica all’Università di Manchester – ma non possiamo uccidere un neonato. La gente cosa crede sia successo nell’uscita dal canale del parto, per giustificare l’uccisione del feto ad un estremità del canale del parto, ma non ad un’altra?”(p. 31).
Si abortisce per ragioni di salute o per gravi problemi economici, si aggiunge. Falso anche questo:statisticamente la prima ragione per abortire è il “non sentirsi pronta ad avere un bambino” (p. 46), a prescindere da ogni aspetto economico. Negli Stati Uniti e in Italia ci sono più aborti negli Stati e nelle regioni dove il reddito è più alto (pp. 47-48), a conferma della tesi generale di Puccetti secondo cui la prima causa dell’aborto è la mentalità abortista.
E, dal momento che la diffusione della contraccezione non frena ma anzi stimola la mentalità che considera la gravidanza una sorta di malattia, è falso anche il mantra tante volte ripetuto secondo cui diffondendo la contraccezione si ostacola l’aborto. È questa la parte più importante – e più tecnica – del libro di Puccetti, che accumula dati e li organizza secondo un modello matematico il cui risultato è senza equivoci: più si diffonde la contraccezione, più crescono gli aborti.
Ancora, si dice che la contraccezione d’emergenza (la cosiddetta “pillola del giorno dopo”) è un’efficace alternativa all’aborto. Falsi, incalza Puccetti, i dati sulle sue percentuali di successo, false le informazioni spesso fornite alle pazienti sul modo in cui opera e gli effetti collaterali, e falsa la tesi di fondo: anche la massiccia diffusione della contraccezione d’emergenza è accompagnata non da una diminuzione ma da un aumento degli aborti. In Scozia è stato condotto “il più vasto studio mai realizzato” (p. 73) nella contea di Lothian, dove a oltre 22.000 donne in età fertile è stata data la possibilità di tenersi in casa, pronte all’uso, cinque confezioni di pillola del giorno dopo. Comprensibilmente, in questo campione il numero di donne che usa queste pillole è salito: dal due al dieci per cento. Ma non c’è stata “nessuna riduzione del tasso di abortività” (p. 74): un risultato per cui i ricercatori – che erano partiti dall’ipotesi contraria – “non sono stati in grado di fornire una spiegazione” (ibidem). Naturalmente la spiegazione per Puccetti c’è: più si diffonde la contraccezione di ogni ordine e grado, più dilaga una mentalità ostile alla gravidanza che – quando la contraccezione per qualunque ragione fallisce – considera “normale” passare all’aborto.
Falsi – ma questo lo sapevamo da anni – i dati sugli aborti clandestini che ci sarebbero stati in Italia e altrove prima dell’introduzione delle leggi abortiste: pura propaganda politica, talora ridicola. Falsa la tesi cara all’onorevole Livia Turco secondo cui le leggi che legalizzano gli aborti li fanno diminuire: è il contrario, aumentano. Falsa perfino – e questa sarà una sorpresa per qualcuno – la tesi secondo cui almeno l’aborto legale negli ospedali fa diminuire i rischi di morire in seguito all’aborto clandestino praticato da mammane e medici radiati dagli albi. È vero, l’aborto clandestino è pericoloso: tra le donne che nel mondo muoiono nel periodo della gravidanza o immediatamente dopo il 13% decede a causa di un “aborto non sicuro”, o così dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma le cose non vanno molto meglio con l’aborto legale. A Cuba, paradiso degli aborti legali secondo una certa propaganda, il tasso di mortalità materna dovuto ad aborto legale è del 14,8% (p. 100). Ci sono sia percentualmente sia in cifra assoluta più donne morte per aborto legale a Cuba che per aborto clandestino a Malta (dove l’aborto è vietato: p. 101). Inoltre, chi ci dice che abortire è più o meno come farsi estrarre un dente dovrebbe riflettere sul fatto che tra le donne che muoiono dopo un aborto legale ce n’è un numero non insignificante che si suicida (quante si suicidano dopo aver perso un dente?).
Puccetti è specialista della questione della RU 486, la pillola che induce l’aborto farmacologico, presentato come più sicuro e meno doloroso dell’aborto chirurgico. La tesi è stata sostenuta anche in documenti ufficiali del governo Prodi, a proposito dei quali un’interpretazione benevola potrebbe sostenere che ignorano i dati scientifici più recenti. Questi sono ora disponibili, e ancora una volta del tutto chiari per chi sa contare: la stragrande maggioranza delle donne che ne ha avuto esperienza considera l’aborto farmacologico più doloroso, e i dati dimostrano che è anche meno sicuro.
Dopo la desolante cronaca di una giornata a un congresso di medici abortisti, Puccetti conclude che il problema non è solo né soprattutto medico ma è morale e politico. Oggi “la questione sociale – afferma Benedetto XVI al n. 75 dell’enciclica “Caritas in Veritate”, proprio con riferimento agli attacchi alla vita – è diventata radicalmente questione antropologica”. È vero anche il reciproco: la questione antropologica è diventata radicalmente questione sociale e politica. Il libro di Puccetti lo dimostra. Non si uscirà dal dramma antropologico dell’aborto con soluzioni tecniche, ma solo con una presa di coscienza del fatto che l’aborto è la tappa ultima di un processo rivoluzionario che, avendo negato i diritti di Dio, non è capace di capire e di rispettare neppure i veri diritti dell’uomo.

martedì 7 luglio 2009

“L’apertura alla vita è al centro del vero sviluppo”. Il tema del diritto alla vita al centro della Caritatis in veritate

Esce in questi giorni la nuova Enciclica Caritatis in veritate di Papa Benedetto XVI. Vi propongo solo poche righe che mi servono a sottolineare alcuni aspetti a cui tengo particolarmente (il testo integrale lo potete scaricare in pdf a fondo post e se volete ne potremo parlare in futuro).

Il Papa a pagina 42 sottolinea fermamente che il tema della vita si intreccia con quello della povertà e più in generale dello sviluppo dei paesi del Terzo Mondo. Spesso il Movimento per la Vita italiano e gran parte dei movimenti pro-life europei e internazionali vengono accusati di occuparsi soltanto di aborto ed eutanasia. L’Enciclica del Papa dà una risposta netta e definita: l’apertura alla vita è al centro del vero sviluppo. Chi lotta per la vita, a tutti i livelli, compie un atto di carità e lotta dunque per lo sviluppo e la pace.

Con questo spirito il popolo della Vita affronta la sua quotidianità, chi nei Cav e nei Movimenti, chi in famiglia, chi nelle case di accoglienza, chi negli ospedali e nelle cliniche, chi dal farmacista o al bar. Il Papa ci offre la miglior risposta per replicare a chi ci vuole monotematici, polemici e arroccati su principi poco “incarnati”.

Lo ripeto: chi lotta per la vita lotta anche per la pace e lo sviluppo dei popoli. La nostra, lo sappiamo, è un’azione imperfetta e assai limitata, ma consapevole della sua importanza e soprattutto del suo significato. Vorremmo sentir dire altrettanto da chi ci accusa, vorremmo sentir dire davvero sinceramente queste parole: “Lottiamo per la pace e quindi lottiamo per la vita”. Tra chi si vergogna o si nasconde e chi pensa che vita e pace siano contrari e non sinonimi, ancora ho sentito troppe poche voci.

PRO LIFE, PRO PEACE. Pochi di noi si prestano volentieri ad una colonizzazione linguistica, io per primo, ma se serve ad intendersi meglio, va bene lo stesso.

[…]

Uno degli aspetti più evidenti dello sviluppo odierno è l’importanza del tema del rispetto per la vita, che non può in alcun modo essere disgiunto dalle questioni relative allo sviluppo dei popoli. Si tratta di un aspetto che negli ultimi tempi sta assumendo una rilevanza sempre maggiore, obbligandoci ad allargare i concetti di povertà e di sottosviluppo alle questioni collegate con l’accoglienza della vita, soprattutto là dove essa è in vario modo impedita.
Non solo la situazione di povertà provoca ancora in molte regioni alti tassi di mortalità infantile, ma perdurano in varie parti del mondo pratiche di controllo demografico da parte dei governi, che spesso diffondono la contraccezione e giungono a imporre anche l’aborto.
Nei Paesi economicamente più sviluppati, le legislazioni contrarie alla vita sono molto diffuse e hanno ormai condizionato il costume e la prassi, contribuendo a diffondere una mentalità antinatalista che spesso si cerca di trasmettere anche ad altri Stati come se fosse un progresso culturale.
Alcune Organizzazioni non governative, poi, operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta nei Paesi poveri l’adozione della pratica della sterilizzazione, anche su donne inconsapevoli. Vi è inoltre il fondato sospetto che a volte gli stessi aiuti allo sviluppo vengano collegati a determinate politiche sanitarie implicanti di fatto l’imposizione di un forte controllo delle nascite. Preoccupanti sono altresì tanto le legislazioni che prevedono l’eutanasia quanto le pressioni di gruppi nazionali e internazionali che ne rivendicano il riconoscimento giuridico.
L’apertura alla vita è al centro del vero sviluppo. Quando una società s’avvia verso la negazione e la soppressione della vita, finisce per non trovare più le motivazioni e le energie necessarie per adoperarsi a servizio del vero bene dell’uomo. Se si perde la sensibilita` personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita, anche altre
forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono. L’accoglienza della vita tempra le energie morali e rende capaci di aiuto reciproco. Coltivando l’apertura alla vita, i popoli ricchi possono comprendere meglio le necessita` di quelli poveri, evitare di impiegare ingenti risorse economiche e intellettuali per soddisfare desideri egoistici tra i propri cittadini e promuovere, invece, azioni virtuose nella prospettiva di una produzione moralmente sana e solidale, nel rispetto del diritto fondamentale di ogni popolo e di ogni persona alla vita.

Benedetto XVI, Caritatis in veritate, pp. 41-42

SCARICA QUI IL TESTO INTEGRALE DELL’ENCICLICA (pdf)